Terre di mezzo
Esistono luoghi interiori che non appartengono più al passato e non sono ancora diventati futuro
Ci sono luoghi
che non appartengono
né a ciò che siamo stati
né a ciò che diventeremo.
Sono le soglie del cammino:
dove impariamo a lasciare andare
una parte di noi
per fare spazio
a quella che ancora non conosciamo.
— Valter D'Angelillo
Le terre di mezzo sono luoghi di passaggio. Non possiedono confini netti, né un nome capace di contenerle interamente.
Vi entriamo quando una stagione della vita si conclude e quella successiva non ha ancora mostrato il proprio volto.
Non siamo più ciò che eravamo, ma non sappiamo ancora chi diventeremo.
È il tempo che segue una separazione, un cambiamento, una perdita, una scelta importante o una verità che modifica il modo in cui guardiamo noi stessi.
Nelle terre di mezzo le vecchie coordinate non funzionano più.
Ciò che un tempo ci sembrava certo diventa improvvisamente fragile, mentre il futuro rimane ancora avvolto nella nebbia.
Sono spazi scomodi, perché l’essere umano cerca definizioni, appartenenze e strade riconoscibili.
Restare sospesi fra due possibilità ci costringe invece ad attraversare l’incertezza senza sapere quanto durerà.
In queste soglie possiamo sentirci smarriti.
Non riconosciamo più i luoghi interiori nei quali abitavamo, e quelli nuovi non sono ancora abbastanza solidi da offrirci riparo.
Le terre di mezzo possono nascere anche dentro le relazioni.
Sono i legami che non sappiamo più se chiamare presenza o assenza, le distanze che non sono ancora addii e gli incontri che non hanno trovato una forma definitiva.
Vi sono parole che non appartengono a una sola emozione.
Possono contenere insieme nostalgia e sollievo, paura e desiderio, gratitudine e dolore.
Le terre di mezzo accolgono proprio queste contraddizioni: tutto ciò che non può essere rinchiuso in una categoria semplice.
Non sono luoghi vuoti. Sono territori nei quali qualcosa si sta lentamente trasformando.
Anche quando sembra che nulla stia accadendo, dentro di noi vecchie strutture cedono, nuove domande emergono e un’identità diversa cerca il proprio spazio.
La trasformazione, prima di diventare visibile, attraversa spesso una lunga fase di disordine.
Perdiamo abitudini, certezze e riferimenti, ma non abbiamo ancora costruito ciò che li sostituirà.
È in questo intervallo che nasce la tentazione di tornare indietro.
Il passato, anche quando non ci appartiene più, conserva il conforto di ciò che conosciamo.
Il futuro, invece, chiede di essere attraversato senza garanzie.
Ma tornare indietro non è sempre possibile. Alcune consapevolezze, una volta raggiunte, modificano per sempre il nostro sguardo.
Possiamo fingere di non averle incontrate, ma non possiamo più abitare il mondo esattamente come prima.
Le terre di mezzo insegnano la pazienza.
Non ogni passaggio può essere accelerato, non ogni dubbio deve ricevere subito una risposta.
Alcune trasformazioni hanno bisogno di restare incomplete per un certo tempo.
Occorre permettere alle nuove forme di emergere lentamente, senza costringerle ad assomigliare a ciò che abbiamo perduto.
Questa sezione raccoglierà parole che non appartengono interamente a una sola tematica: pensieri sospesi, passaggi, contraddizioni, identità in cambiamento e domande ancora senza dimora.
Non per ordinare ciò che è incerto, ma per offrire uno spazio anche a tutto ciò che esiste prima di trovare un nome.
Perdere le coordinate
Riconoscere che le vecchie mappe non descrivono più il luogo nel quale ci troviamo.
Abitare la soglia
Restare nell’incertezza senza forzare una risposta prima che sia pronta a emergere.
Trovare una nuova riva
Lasciare che il cambiamento costruisca una direzione diversa da quella che avevamo immaginato.
Ci sono cammini che sembrano farci perdere la direzione. In realtà, ci stanno soltanto insegnando che è arrivato il momento di cercarne una nuova.
— Valter D'Angelillo
Mappe dell’incertezza
Parole e riflessioni dedicate alle soglie, ai passaggi e a tutto ciò che non appartiene più al luogo da cui proveniamo né ancora a quello verso cui stiamo andando.
Senza una mappa
Alcuni passaggi cominciano proprio quando comprendiamo che le vecchie coordinate non possono più guidarci.
La soglia
Non siamo più ciò che eravamo, ma la nuova forma non ha ancora imparato a pronunciare il proprio nome.
Verso una nuova riva
A volte non troviamo la strada perduta: scopriamo invece che il viaggio stava cercando una destinazione diversa.