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L’Autore

L’Autore

Valter D'Angelillo · Jadrel il naufrago

Tra le crepe, la voce

Scrivere significa raccogliere ciò che la vita ha disperso e restituirgli una forma capace di attraversare il tempo.
— Valter D'Angelillo

Ho abbracciato tempeste come si abbraccia il mondo, ho raccolto frammenti di cielo tra le mani, nell’attesa di ricordare il mio nome.

Ho camminato dentro bufere antiche, con sabbia negli occhi e memoria nei passi.

Poi ho scoperto che anche nelle crepe più profonde può entrare una luce capace di indicare la strada.
— Valter D'Angelillo

La mia storia

Un uomo, due città, molte vite

Ritratto di Valter D'Angelillo

Valter D’Angelillo

Sono Valter D’Angelillo. Ho trovato nelle parole un luogo in cui raccogliere frammenti di vita, pensieri e domande.

Sono nato a Roma e vivo a Bologna. Due città differenti, due orizzonti, due parti di un viaggio che hanno contribuito a costruire il mio modo di percepire il mondo.

La mia scrittura non nasce prima di tutto dalla letteratura, ma dall’esperienza: dalle difficoltà, dagli incontri, dalle separazioni e dalla necessità di dare voce a ciò che spesso resta nascosto.

La perdita della vista ha modificato profondamente il mio rapporto con la realtà. Mi ha costretto a imparare nuovi linguaggi, nuovi orientamenti e una diversa forma di attenzione.

Gli occhi possono perdere una parte del mondo. La memoria, l’ascolto e l’immaginazione possono restituirgli una nuova profondità.

Non considero la disabilità una definizione completa della mia identità. È una parte della mia storia, non il confine entro il quale racchiudere tutto ciò che sono.

Scrivo, cammino, cucino e pratico sport. Continuo a cercare nuovi modi per attraversare la vita senza rinunciare alla curiosità, alla libertà e al desiderio di costruire.

La mia voce

Perché scrivo

Scrivo per dare ordine a ciò che dentro di me arriva spesso come una corrente disordinata: immagini, ricordi, domande, emozioni e intuizioni.

Le parole mi permettono di trasformare un’esperienza privata in qualcosa che possa appartenere anche ad altri.

Nei romanzi esploro la storia, il mistero, la memoria e le fratture interiori. Nei libri autobiografici racconto il cambiamento, la disabilità e la ricerca di autonomia. In altri scritti parto invece dall’esperienza quotidiana, dalle sue difficoltà e dalle sue possibilità, cercando di trasformare ciò che ho vissuto in qualcosa che possa essere condiviso.

Non scrivo per offrire verità assolute. Scrivo per porre domande, condividere un tratto di strada e lasciare una traccia che possa raggiungere una riva lontana.

Il manifesto

Io sono il ponte

Sono nato in un mondo che spesso non mi somigliava.

Ho attraversato il buio, la perdita e il rumore. Ho conosciuto il peso del silenzio e la sensazione di essere lontano dal posto in cui avrei dovuto trovarmi.

Mi hanno chiamato matto, troppo sognatore, forse fuori posto.

Forse avevano ragione.

Non ho però cercato soltanto la luce alla fine del tunnel.

Quel tunnel l’ho abitato. L’ho attraversato. Poi ho deciso di arredarlo e trasformarlo nel luogo da cui ripartire.

Ho imparato a coltivare la mia erba anche quando tutti guardavano quella del vicino.

Ho raccolto frammenti di vita e li ho trasformati in parole, pensieri e racconti.

Non sono soltanto il mondo da cui provengo. Non sono nemmeno completamente quello in cui vivo oggi.

Io sono il ponte.

La giunzione. Il passaggio. Il punto fragile e prezioso nel quale due rive possono incontrarsi.

Il nome e l’isola

Jadrel

Jadrel nasce dall’immagine di un naufrago che affida al mare una bottiglia contenente un messaggio.

È il simbolo di una parola consegnata alle correnti senza conoscere il volto di chi un giorno la raccoglierà.

Il nome richiama il frammento: ciò che è stato spezzato, ma non perduto. La parte di noi che, nonostante le tempeste, continua a cercare una direzione.

La scrittura diventa così un ponte tra persone lontane. Non offre risposte definitive, ma condivide domande, esperienze e frammenti di umanità.

Jadrel è la mia isola: un luogo nel quale le parole non servono a nascondere le crepe del mondo, ma ad attraversarle e illuminarle.

I territori della scrittura

Storie, memoria e autonomia

Libri differenti nella forma, ma attraversati dallo stesso interrogativo: che cosa resta di noi quando la vita cambia improvvisamente direzione?

Romanzi

Viaggiare restando fermi

Potrei viaggiare in lungo e in largo, attraversare epoche lontane, visitare luoghi in cui non sono mai stato e vivere avventure meravigliose standomene comodamente seduto in poltrona. È uno dei doni della scrittura: permettermi di partire ogni volta senza sapere davvero dove mi porterà il viaggio.

Autobiografia

Le strade dove ho ritrovato me stesso

Raccontare ciò che ho vissuto significa tornare sui miei passi senza percorrerli nello stesso modo: la perdita della vista, il cambiamento, la solitudine, le cadute e la conquista di una nuova autonomia. Non per raccontare soltanto chi ero, ma per riconoscere, lungo quelle strade, l’uomo che sono diventato.

Percorsi

Una vita, mille percorsi

Quando ti trovi di fronte a un bivio, qualunque strada sceglierai ti porterà verso la direzione che hai deciso di seguire. Sta a te scegliere se percorrere la strada più semplice o quella più tortuosa. Perché, a volte, non è soltanto importante dove siamo diretti, ma anche come scegliamo di arrivarci.
— Valter D’Angelillo