Società
Prima ancora dei tribunali e della forza, sono lo sguardo degli altri e le norme condivise a trasformare un insieme di individui in una comunità
Ogni società cerca di assicurare a ciascuno dei suoi membri un modo di vivere ordinato, adottando una serie di norme che regolano e limitano le azioni dei singoli. La natura di queste norme varia molto da una società all'altra, ma il loro intento generale è sempre lo stesso: far si che tutti vivano cooperando gli uni con gli altri. Poiché però le sole norme non possono garantire questa cooperazione, occorre vi sia la minaccia di una pena per chi non le rispetta. In uno Stato il potere di fare e far rispettare le regole, cioè le leggi, è sempre nelle mani dell'autorità centrale. E noi vediamo come istituzioni specifiche quali i tribunali sorgano inevitabilmente nelle società man mano che queste diventano più complesse. Ma la paura della pena è solo uno dei motivi per cui la gente si conforma alle regole: ci si può sentire vincolati anche da convenzioni perfino da quelle di poco conto e temere per questo il ridicolo o la disapprovazione del prossimo. Ma soprattutto sono le regole reali che, pur non avendo dietro di sé un elemento conoscitivo esterno, possono vincolare quanto le leggi. Nelle società molto semplici, ove tutti si conoscono e per sopravvivere dipendono l'uno dall'aiuto dell'altro, il desiderio dell'approvazione altrui può essere tale da indurre il singolo a comportarsi nel modo che gli altri ritengono buono. Nelle società che non costituiscono Stato le norme convenzionali e morali (in genere in forma di precetti religiosi) devono infatti essere abbastanza vincolanti da mantenere l'ordine, non esistendo leggi rese cogenti da un'autorità centrale. Ciò vale anche per il mondo, perché esistono leggi internazionali dietro le quali non c'è però una forza sufficiente a farle rispettare da ogni nazione