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Tra conquista e consapevolezza

Dal fuoco dell'Età della Pietra alle rotte dello Spazio: il lungo cammino dell'uomo tra vette tecnologiche e abissi d'ingiustizia.

Siamo riusciti a toccare le stelle con le mani, senza però imparare a curare le ferite di chi cammina sulla Terra.

All’alba dell’era cristiana, il genere umano aveva già ampiamente dimostrato di possedere l’ego più ipertrofico e dominante dell’intero regno animale. Eppure, nonoDal fuoco dell'Età della Pietra alle rotte dello Spazio: il lungo cammino dell'uomo tra vette tecnologiche e abissi d'ingiustizia.stante millenni di dominazione, la vera civiltà aveva piantato le sue prime, fragili radici soltanto in pochi e circoscritti angoli del pianeta: lungo le sponde feconde del Mediterraneo, nelle valli dell’Asia e tra le fertili pianure della Cina. Da quel punto di svolta, la marcia dell’uomo non si è più arrestata. Con un’ostinazione titanica, l’umanità ha plasmato, piegato e riorganizzato l’ambiente naturale a propria immagine e somiglianza, dotandosi di strumenti tecnologici sempre più sofisticati per assoggettare ogni ecosistema, dai climi soffocanti dell’Assam alle distese gelide dell’Alaska. L’apice di questo ardito cammino ci ha spinti persino oltre i confini del mondo: l'uomo è riuscito nell'impresa quasi divina di staccarsi dal suolo e dimorare per giorni nell'abisso cosmico. Ogni singolo viaggio spaziale è una sinfonia di complessità e pericolo, un miracolo d'ingegneria che richiede la protezione costante di un’assistenza medica e scientifica altamente specializzata. Eppure, proprio mentre fluttuano nell’atmosfera e mirano la Terra dall’alto, gli astronauti sorvolano nazioni e comunità in cui la qualità della vita, la sicurezza e la dignità umana sono rimaste bloccate a livelli poco superiori a quelli dell’Età della Pietra. È in questo stridente paradosso che si consuma la nostra più grande tragedia. Il divario abissale tra l’estrema povertà e l’incalcolabile ricchezza è fin troppo evidente. È proprio la ricchezza, intesa come frutto della civiltà,a garantire oggi la buona salute, un’adeguata alimentazione e a permettere a una società di farsi carico della natura fragile dei propri individui non produttivi: i giovani che devono crescere, i vecchi che hanno già dato, e i malati che necessitano di cura. Ma finché la scienza conquisterà le stelle mentre la Terra resta imprigionata nell'ingiustizia, il nostro viaggio verso una vera civiltà non potrà dirsi compiuto.

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